Esplosimetro ATEX: Cos’è e e perchè serve davvero in un impianto industriale
L’esplosimetro ATEX è uno di quegli strumenti che spesso si nominano nei documenti di sicurezza ma che molti, fino a quando non lo vedono in azione, non capiscono bene a cosa serva davvero. In parole semplici, è un dispositivo portatile o fisso che misura la concentrazione di gas o vapori infiammabili nell’aria, per capire se ci si sta avvicinando o meno a una condizione di pericolo, cioè quando può crearsi un’atmosfera esplosiva.
Il termine “ATEX” viene dalle famose direttive europee sulle atmosfere esplosive, quindi l’esplosimetro deve essere costruito in modo da non diventare esso stesso una fonte di accenzione. Vuol dire che tutto, dai sensori alla batteria, è pensato per lavorare anche in zone classificate (tipo zona 1 o 2) senza rischiare di far scoccare una scintilla.
Molti pensano che l’esplosimetro ATEX serva solo in caso di emergenza, ma in realtà è uno strumento di monitoraggio preventivo, indispensabile durante attività come la manutenzione di serbatoi, la pulizia di condotte, i lavori in spazi confinati o semplicemente il controllo periodico di ambienti dove si usano solventi, carburanti o polveri combustibili. In poche parole, serve ogni volta che può esserci una miscela aria + sostanza infiammabile.
Il funzionamento di l’esplosimetro ATEX è abbastanza semplice da capire anche per chi non è tecnico: dentro l’esplosimetro ci sono dei sensori catalitici o a infrarossi che “annusano” l’aria e misurano la concentrazione del gas in percentuale del LEL (Lower Explosive Limit), cioè il limite inferiore di esplosività. Quando la concentrazione si avvicina al limite, lo strumento comincia a suonare o a lampeggiare, avvisando che la zona non è più sicura. In pratica, se lo strumento segna tipo il 20% o 30% del LEL, significa che si sta già entrando in una condizione dove basta una piccola scintilla per far partire un’esplosione.
Ci sono modelli portatili, che si tengono al fianco o in mano, e modelli fissi, montati nei punti critici dell’impianto per il monitoraggio continuo.
I portatili sono molto usati dai tecnici durante le verifiche, tipo quando si apre un serbatoio o si lavora in una zona classificata ATEX. Gli strumenti fissi invece vengono integrati nei sistemi di controllo e, se rilevano un valore alto, possono far scattare automaticamente la ventilazione o bloccare il processo.
Avere un esplosimetro ATEX non è solo una questione di “compliance” o carta: è una misura concreta di sicurezza. Permette di evitare incidenti gravi, di lavorare in modo controllato e di dimostrare che l’impianto è sotto sorveglianza.
Tra l’altro, durante la valutazione del rischio di esplosione e la redazione del DPE, è proprio consigliato (anzi direi obbligatorio, in pratica) l’uso di uno di questi strumenti per misurare i livelli reali di gas o vapori sul campo.
Gli esplosimetri ATEX devono essere tarati e calibrati periodicamente, perchè i sensori col tempo perdono precisione. Di solito si fa una verifica annuale o anche più frequente se lo strumento viene usato intensamente. Un altro aspetto da non sottovalutare è la scelta del tipo di sensore in base al gas da rilevare: metano, idrogeno, vapori di solventi, ecc. Non tutti gli strumenti vanno bene per tutto.
Per quanto riguarda l’acquisto, oggi sul mercato si trovano modelli di varie marche (Dräger, MSA, Riken, ecc.), e i costi possono variare parecchio.
Ma se lo strumento serve solo per una campagna di misura o per un progetto temporaneo, conviene anche noleggiarlo: diverse aziende fanno questo servizio, tipo Anatrac Rentals Italia, che offre esplosimetri ATEX certificati pronti all’uso, già tarati e con tutta la documentazione in regola. È una soluzione comoda perchè ti permette di avere lo strumento giusto solo quando serve, senza spendere cifre alte per un acquisto che magari usi poche volte l’anno.
In sintesi, l’esplosimetro ATEX è uno di quegli strumenti che ti salva la pelle — letteralmente — e che non dovrebbe mai mancare dove si lavora con sostanze infiammabili. È un piccolo investimento, ma evita grossi problemi.